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Comunicato stampa, 26 Marzo 2025

Invito a testimoniare: Elaborazione storica sulla discriminazione delle persone omosessuali nell'Esercito svizzero (1942-2020)

Le persone omosessuali hanno subito ingiustizie nell'esercito svizzero? Questa è la domanda sollevata da un postulato (21.4220) presentato nel 2021 dalla Consigliera nazionale Priska Seiler Graf e accolto dal Consiglio nazionale nel 2022. Per rispondere a questa richiesta, l’Esercito svizzero ha incaricato un team di ricerca dell’Università di Berna di condurre un’indagine indipendente. Questa rappresenta la prima analisi ufficiale sulla discriminazione delle persone omosessuali in Svizzera.

Il postulato dalla Consigliera nazionale e politica della sicurezza Priska Seiler Graf, chiede al Consiglio federale un rapporto sulle possibili ingiustizie subite dalle persone omosessuali nell'esercito svizzero. Il Consiglio federale ha raccomandato di accettare il postulato, e nel 2022, il Consiglio nazionale lo ha accolto. La Consigliera federale uscente Viola Amherd, Capa del Dipartimento federale della Difesa, della Protezione della Popolazione e dello Sport (DDPS), e l'Esercito svizzero hanno sostenuto e sostengono la ricerca. Tramite una procedura di appalto pubblico, l'esercito ha incaricato l'Università di Berna di elaborare un rapporto di ricerca indipendente. Questo compito è affidato a un team di ricerca del Centro Interdisciplinare degli Studi di Genere (IZFG) dell'Università di Berna. «Con questo incarico, la Svizzera segue gli sforzi internazionali di elaborazione della discriminazione delle persone omosessuali nell’Esercito, come ad esempio è già avvenuto in Germania», afferma la professoressa Michèle Amacker, sociologa e co-direttrice dell’IZFG.

Un'attenzione anche alla giustizia riparativa e alle politiche future

Il team di ricerca sta esaminando se e in che misura le persone omosessuali, o percepite come tali, abbiano subito ingiustizie nell'Esercito svizzero dal periodo compreso tra la Seconda Guerra Mondiale ed oggi, e quali conseguenze tali discriminazioni abbiano avuto per loro. La ricerca si occupa ugualmente di valutare l'eventuale necessità di misure riparative. Infine, questo studio fornirà raccomandazioni sul futuro approccio dell'Esercito alla diversità sessuale e di genere.

Esiste poca conoscenza certa su come l’Esercito svizzero abbia trattato le persone omosessuali

Fino ad ora si sa ancora poco su come le persone omosessuali siano state trattate nell'esercito svizzero. «Non ci sono molte conoscenze consolidate sul periodo in esame», afferma la prof.ssa Michèle Amacker. È noto, tuttavia, che fino al 1992 i rapporti omosessuali erano punibili secondo il Codice penale militare svizzero, mentre il Codice civile, già nel 1942, aveva ampiamente depenalizzato i rapporti consenzienti tra persone adulte dello stesso sesso. «Ci sono tracce di mobbing e molestie nella vita militare quotidiana, di esclusione delle persone omosessuali durante il reclutamento e di possibili ostacoli alle carriere militari», aggiunge Michèle Amacker. Inoltre, ci sono prove che in passato fosse prassi applicare determinati codici o marchi per indicare l'omosessualità dei militari. Questi venivano inseriti nel libretto di servizio per determinare la non idoneità del soggetto. Queste prassi amministrative potevano avere effetti negativi sulla vita privata e sulla carriera professionale, ad esempio quando il libretto di servizio doveva essere presentato per candidature lavorative. «Dobbiamo approfondire tutte queste indicazioni e, se necessario, documentare tali episodi e analizzarne le conseguenze psicologiche, giuridiche, sociali ed economiche per le persone colpite», conclude la professoressa Amacker.

L’ascolto delle persone direttamente coinvolte è al centro dello studio

Le testimonianze dirette sono essenziali per ricostruire questa pagina di Storia, spesso frammentaria. Numerosi episodi di discriminazione non sono mai stati documentati ufficialmente, mentre molti atti sono andati perduti, distrutti o sono inaccessibili. In altri casi, le informazioni sono state criptate o omesse a causa del tabù che ha a lungo avvolto l’argomento. Per questo motivo, il team interdisciplinare conduce un’indagine basata sull’ascolto delle persone coinvolte. «Le interviste con i testimoni storici è di centrale importanza. Raccogliere le testimonianze di chi è disposto a condividere la propria esperienza è fondamentale per ricostruire un quadro completo di quanto accaduto", afferma la sociologa Michèle Amacker. Tutte le testimonianze sono importanti, dal racconto delle espressioni discriminatorie quotidiane alle molestie, violenze o discriminazioni durante il reclutamento o le promozioni. «Poiché lo studio mira a fornire un quadro complessivo del trattamento dell'omosessualità nell'esercito, sono benvenute anche le testimonianze di persone omosessuali che non hanno vissuto esperienze negative», sottolinea infine la profesoressa Michèle Amacker.

Cercasi: Testimoni ticinesi e altri testimoni di lingua italiana

In questa fase dello studio, viene posta particolare attenzione alle testimonianze nelle regioni linguistiche italiane. Questo per garantire che lo studio sia rappresentativo dell’intera Svizzera.

Chi può partecipare?

Chiunque abbia esperienze dirette o indirette di episodi di discriminazione nell'Esercito svizzero: membri ed ex membri dell’esercito, esperti, familiari ed altri testimoni di episodi di discriminazione. Lo studio raccoglie testimonianze su diverse forme di discriminazione vissute o osservate nell'Esercito svizzero. Anche le testimonianze di persone omosessuali che non hanno vissuto esperienze negative sono preziose per comprendere meglio il contesto e l'evoluzione del trattamento dell'omosessualità nell'Esercito svizzero.

Privacy e Sicurezza

Tutte le testimonianze saranno trattate con massima riservatezza e in forma anonima. La ricerca è indipendente dall’Esercito svizzero.

Ulteriori informazioni e Contatti:

Il team di ricerca parla italiano, francese, svizzero-tedesco, tedesco ed inglese.
La ricerca viene svolto in modo indipendente. L'anonimato è sempre garantito.

Contatti con il Team di Ricerca:

  • Dr. Tina Büchler, Coordinatrice operativa del progetto, Centro Interdisciplinare degli Studi di Genere (IZFG), Università di Berna Telefono: +41 31 684 46 78, E-mail: tina.buechler@unibe.ch
  • Emma Olivia Pala, Assistente di ricerca, Centro Interdisciplinare degli Studi di Genere (IZFG), Università di Berna Telefono: +41 31 684 46 78, E-mail: ricerca.esercito-omosessualita@unibe.ch 

Collegamenti al postulato e Link correlati:

Nota: l'Università di Berna non invia comunicati stampa in italiano, pertanto questo comunicato stampa è stato tradotto dal IZFG.